lunedì 9 luglio 2018

La storia siamo noi...

La storia siamo noi...
Nell'Europa medioevale il Cristianesimo, rifacendosi in parte anche ai pensatori stoici dell'età antica, contribuì a diradare l'importanza che la schiavitù ricopriva nella società e nell'economia. Per quanto fosse riconosciuto il ruolo indispensabile della schiavitù in quei campi, una nuova coscienza morale e religiosa impediva che si facesse uso di schiavi battezzati alla fede cristiana, o che si riducessero in schiavitù nemici che, al momento della cattura, già aderivano a tale fede.[4][5][6]. Almeno fino all'Età dei Comuni, comunque, la schiavitù continuò a rivestire un ruolo importante nella grande proprietà fondiaria, e accanto a questa c'era la servitù della gleba, che costituiva la principale istituzione di lavoro forzato dell'età medioevale applicata ai contadini privati della libertà (villani) che a differenza degli schiavi dell'età classica però non erano considerati "beni" ma "soggetti" con alcuni diritti[7], ancora alcune rare forme di schiavitù vera e propria riguardanti i servi e le ancillae.
Anche i conventi, ad esempio in Inghilterra, si servivano del lavoro degli schiavi. Si trattava però di sopravvivenze del sistema antico, a cui la Chiesa generalmente si opponeva.[8] Nell'anno 1102 un concilio cattolico a Londra severamente vietava il traffico di schiavi che definiva nefarium negotium (traffico infame)[9]
Con l'arrivo dell'età dei comuni, attorno all'XI secolo, ragioni demografiche, unite a un generale movimento degli uomini dalle campagne verso le città, portarono a un netto alleggerimento del ruolo della schiavitù nell'agraria e nell'industria, che tuttavia venne compensato da un aumento dell'uso degli schiavi nell'ambito della casa e dei servizi alla persona.[4] Alla fine del X secolo la schiavitù era praticamente eliminata in gran parte dell'Europa. Carlo Magno, ad esempio, proibì ai cristiani di utilizzare altri cristiani come schiavi, benché spesso il divieto non venisse osservato. Nell'Europa medievale la schiavitù in parte si ridusse anche perché la Chiesa estese a tutti gli schiavi l'accesso ai sacramenti e riuscì a far abolire la schiavitù nelle terre dei re cristiani[10]. Provvedimenti abolizionisti furono presi anche dal potere laico dei Comuni: si ricordi ad esempio il Liber Paradisus, un libro contenente il testo di legge emesso nel 1256 dal Comune di Bologna, con cui si proclamò l'abolizione della schiavitù e la liberazione dei servi della gleba.