martedì 27 giugno 2017

Il dolore dell'addio


- Arriva sempre, o quasi, il momento che devi fare i conti con te stesso. E, allora, ti scorrono davanti agli occhi, come fosse un film, le immagini salienti che ti hanno portato al punto di non ritorno; in cui stai vegetando. Se la fortuna è anche, e soprattutto, nascere in un posto piuttosto che in un altro, molto dipende anche dalle tue origini. Con cui devi fare i conti per tutta la vita.
E se, per un certo periodo di anni, l'ascensore sociale ti ha permesso di salire qualche gradino, da molto tempo tutto si è bloccato. Diceva Rodotà, vedendosi a Striscia la notizia: - studi tutta la vita e poi diventi famoso grazie al Gabibbo.
Una serie imperdonabile di errori, molti dovuti alla gioventù, ti hanno messo nelle condizioni di correre con l'handicap. Quelle distanze sono rimaste. Intatte.
Non sono mai riuscito a comprendere, per esempio, in cosa consistesse l'alto pensiero politico di personaggi come Berlusconi. Ma non credo che sia la cosa, di lui, più importante. Come non credo sia essenziale - per vivere - comprendere quali valori si nascondono dietro certe leggi che sono solo un paravento per nascondere crimini e criminali di Stato.
Arrivato l'autunno della vita ti senti fregato; hai creduto, hai voluto credere e ti hanno usato nel modo più volgare. Ora ti accorgi che sei sempre stato solo.
Dall'inizio, in quel borgo chiamato "Case Nuove", alla fine del tuo cammino. Anche la città di D'Annunzio, che ti ha accolto, dato un lavoro, una vita nuova, una speranza, ti ha voltato le spalle. Sei solo. Come sempre. Circondato da migliaia di persone in una solitudine sconfinata. In un deserto di valori sopravvivi a stento. Hanno fatto in fretta a dimenticarti. Guai ai vinti.
G.R.